{"id":34520,"date":"2012-02-29T11:38:28","date_gmt":"2012-02-29T10:38:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=34520"},"modified":"2013-01-02T00:52:58","modified_gmt":"2013-01-01T23:52:58","slug":"2011-cronaca-di-un-disastro-annunciato-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/2012\/02\/29\/2011-cronaca-di-un-disastro-annunciato-2\/","title":{"rendered":"<b>\u201c2011: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO\u201d<\/b>"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Une version italienne par Alessio Moretti d&rsquo;un article pour la revue <em>L&rsquo;ENA hors-les-murs<\/em> : <a href=\"http:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=32750\" target=\"_blank\">2011 : Chronique d&rsquo;un d\u00e9sastre annonc\u00e9<\/a>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Paul Jorion \u201c2011: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO\u201d (15 gennaio 2012)<\/p>\n<p>(articolo originale pubblicato nella rivista <i>L\u2019ENA hors-les-murs<\/i>, N\u00b0417: 32-33 e nel <a href = \u201chttp:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=32750\u201d>blog di Paul Jorion<\/a>)<\/p>\n<p><i><b>Karim Bitar mi ha chiesto un bilancio dello scorso anno per l\u2019ENA hors-les-murs, la rivista che dirige con talento. Ecco dunque questo bilancio (N\u00b0 417: 32-33)<\/b><\/i><\/p>\n<p>Commiseriamo, fra i politici, i funzionari ed i finanzieri, coloro che sono convinti di aver dato il massimo, di avere speso il meglio di s\u00e9 stessi per cambiare la faccia del mondo nel 2011: i loro sforzi non sono serviti a nulla. Peggio: \u00e8 come se non fossero mai stati fatti.<\/p>\n<p><!--more-->Infatti, lo sgretolamento della finanza \u00e8 continuato in maniera inesorabile durante l\u2019anno trascorso, seguendo la china di una lunga e penosa deteriorazione, gi\u00e0 prevedibile nel 2010, e a dire il vero gi\u00e0 nel 2008, all\u2019indomani della rovina della banca d\u2019investimenti americana Lehman Brothers; rovina che cost\u00f3, per fermare l\u2019emorragia occasionata, pi\u00f9 di un \u201ctrilione\u201d di dollari. Ciascuno dei combattenti ha rallentato il passo con un ardore tale \u2013 per alcuni nella folle speranza che le cose si sarebbero sistemate da sole \u2013 che ciascuna delle battaglie finanziarie ed economiche del 2011 ha avuto luogo con una guerra di ritardo.<\/p>\n<p>La presenza di autentici uomini o donne di Stato sul palcoscenico della storia \u2013 quali un Franklin D. Roosevelt negli anni 1930 \u2013 avrebbe potuto forse fare la differenza? \u00c8 difficile pronunciarsi con certezza: non si pu\u00f3 escludere che la personalit\u00e0 scialba della maggior parte degli uomini e delle donne ai comandi nel 2011 sia stata ininfluente: forse era ad ogni modo troppo tardi, forse non era pi\u00f9 possibile per nessuno rovesciare il corso degli eventi. Sar\u00e0 questa, a posteriori, la nostra unica consolazione.<\/p>\n<p>Il sistema di divisione della ricchezza creata nelle nostre societ\u00e0 \u00e8 squilibrato: sta scritto nella sua logica che il capitalista, il detentore di capitale, sia servito per primo, mentre il dirigente di una grande impresa giunge in secondo luogo, l\u2019invenzione delle <i>stock-options<\/i> avendo permesso di fare di quest\u2019ultimo quasi un primo ex-aequo, ed i salariati, per parte loro, si devono accontentare di ci\u00f3 che resta.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 questi ultimi erano le cenerentole della ridistribuzione, il potere d\u2019acquisto stagn\u00f3, mentre, per contro, i dividendi attribuiti agli azionisti e la rimunerazione (salarii, bonus e <i>stock-options<\/i>) dei dirigenti delle grandi imprese crescevano in proporzione \u2013 e anche pi\u00f9 \u2013 dei guadagni di produttivit\u00e0 dovuti all\u2019informatizzazione e all\u2019automatizzazione. Fu calcolato che negli Stati Uniti, nel 2011, 80% della ricchezza creata durante i tre anni precedenti si era ritrovata nelle mani dell\u20191% pi\u00f9 ricco della nazione, gi\u00e0 detentore all\u2019inizio di quel periodo di quasi un terzo del patrimonio. \u201cSiamo i 99%!\u201d, scandivano nell\u2019autunno 2011 i manifestanti del movimento \u201cOccupy Wall Street\u201d, seguendo l\u2019esempio del movimento della piazza Tahrir al Cairo o quello degli <i>Indignados<\/i> de la Puerta del Sol a Madrid, che l\u2019avevano preceduto nel corso dello stesso anno.<\/p>\n<p>Se il credito si era sviluppato cos\u00ec tanto, ci\u00f3 mirava precisamente a mascherare il fatto che il potere d\u2019acquisto stagnava mentre il volume delle merci da vendere non smetteva di crescere. In questa maniera, delle catene di cr\u00e9dito sempre pi\u00f9 lunghe e sempre pi\u00f9 ramificate si erano formate, provocando un crescente infragilimento dei nostri apparati finanziario ed economico.<\/p>\n<p>La mancanza di risorse laddove normalmente sono necessarie, d\u00e0 luogo al versamento di interessi, incoraggiando cos\u00ec ancora di pi\u00f9 la concentrazione delle ricchezze. La quale ha raggiunto il culmine negli Stati Uniti, una prima volta nel 1929 e una seconda nel 2007. La macchina economica si \u00e8 incceppata in entrambi i casi in quanto \u2013 visto che il riperimento di una qualsivoglia somma per la produzione o il consumo d\u00e0 luogo al versamento di interessi \u2013 il numero di mani fra le quali si ritrova la ricchezza non la smette di diminuire.<\/p>\n<p>A causa del calo del potere di acquisto, gran parte dei capitali disponibili non riuscivano pi\u00f9 ad investirsi nella produzione, poich\u00e9 quest\u2019ultima avrebbe in tal caso superato la domanda, e non avevano nessuno sfogo al di fuori delle attivit\u00e0 speculative, fattore di squilibrio dei mercati poich\u00e9 queste ultime incoraggiavano le variazioni di prezzo, o al rialzo o al ribasso, a seconda della direzione in cui si sviluppa puntualmente una tendenza.<\/p>\n<p>Qualunque cosa potesse ormai accadere, il rischio sistemico incancreniva sempre pi\u00f9 l\u2019apparato finanziario nel suo insieme.<\/p>\n<p>Marx aveva dunque ragione, lui per il quale le debolezze del capitalismo erano patenti, nel vedere in queste ultime l\u2019elemento che lo avrebbe condotto ineluttabilmente alla fine. Anche se il crollo non avrebbe preso la forma esatta che egli aveva previsto, quella di un calo tendenziale del tasso di profitto.<\/p>\n<p>Per quale ragione la caduta della zona euro sembr\u00f3 seguire, nel 2011, un andamento cos\u00ec inesorabile? Da una parte, fu perch\u00e9 era stata iscritta nella sua stessa costruzione, essendo stato il federalismo fiscale, necessario al funzionamento di una moneta associata ad una zona economica, considerato come una quantit\u00e0 trascurabile dai fondatori. D\u2019altra parte, fu perch\u00e9 le poche misure che furono prese a partire dal 2008 non arginarono la decomposizione; al contrario, la precipitarono, par la semplice ragione che non erano veramente destinate ad essere correttive, ma miravano in realt\u00e0 a portare a termine, a tappe forzate, l\u2019edificazione del programma ultra-liberale che si era avviato negli anni 1970, malgrado il fatto che l\u2019esistenza del suo presupposto fondatore, l\u2019auto-regolazione (giustificante la sregolamentazione e le privatizzazioni), fosse stata negata dai fatti, sin dai primi giorni della crisi nel 2007.<\/p>\n<p>All\u2019inizio della spedizione la cordata euro era composta da diciassette nazioni. Quando cominci\u00f3 il 2011, due dei suoi membri, la Grecia e l\u2019Irlanda, penzolavano gi\u00e0 nel vuoto. Il Portogallo raggiunse rapidamente i loro ranghi. Ne rimanevano quattordici ad inarcarsi per sostenere il peso degli altri tre. Col trascorrere dei mesi, le agenzie di notazione fecero pazientemente la conta delle forze declinanti di quelli che ancora non avevano perso piede. Alla fine dell\u2019anno fu il turno dell\u2019Italia e della Spagna, i cui tassi reclamati dagli eventuali prestatori per delle obbligazioni di maturit\u00e0 dieci anni superarono l\u2019insostenibile livello del 6,5%. Se questi due avessero finito col cadere, sarebbe stata la fine della zona euro, la forza congiunta dei restanti membri della cordata essendo nettamente insufficiente a sostenere quelli che erano gi\u00e0 caduti.<\/p>\n<p>Ad una lenta e inesorabile degradazione della zona euro da una parte, rispondeva dall\u2019altra il debito pubblico americano, il cui tetto dovette essere rialzato, avendo esso raggiunto la soglia legale. Il dibattito sulla questione mise in evidenza una polarizzazione inedita del mondo politico e fin\u00ec col registrare una convergenza inattesa di Barack Obama su alcune delle tesi pi\u00f9 estreme del partito repubblicano: quelle difese dalla corrente Tea Party, convergenza che avrebbe demoralizzato una parte sostanziale dell\u2019elettorato del presidente americano. L\u2019accordo passato per il rotto della cuffia al limite della scadenza iniziale del 2 agosto, consisteva essenzialmente nel rinviare la soluzione dei problemi alla fine del mese di novembre, epoca in cui, come prima, nessuna soluzione pot\u00e9 essere trovata; il che fece scattare in agosto l\u2019applicazione meccanica di un certo numero di misure previste a minimo, e che colpiranno, essenzialmente a partire dal 2013, l\u2019industria degli armamenti, le compagnie farmaceutiche e il settore ospedaliero privato.<\/p>\n<p>I rimedi conosciuti contro la concentrazione delle ricchezze sono poco numerosi. Il pi\u00f9 ragionevole, quello di una redistribuzione pacifica del patrimonio troppo concentrato, \u00e8 certamente quello meno praticato a livello della storia. La rivoluzione confisca ed espropria per ridistribuire; ma poich\u00e9 evita di affrontare le vere cause della concentrazione delle ricchezze, tende a sostituire rapidamente l\u2019antica aristocrazia con un\u2019altra, fondata su un nuovo principio: il denaro al posto della terra, per prendere un esempio. Infine, la guerra, che distrugge tutto, ridistribuisce provvisoriamente il patrimonio tramite un forte livellamento dal basso. \u00c8 lei che offre la soluzione pi\u00f9 comoda, poich\u00e9 non esige alcuna autocritica da parte di chicchessia e permette invece a ciascuno di esonerarsi dalle proprie colpe designando un colpevole, che si trova, e questo \u00e8 molto pratico, in un altro posto. Siria, Iran, Pakistan? Non mancano candidati all\u2019appello per il 2012.<\/p>\n<p>L\u2019uomo dell\u2019anno fu senza dubbio il primo ministro greco Georges Papandreu che, a conclusione di un\u2019interminabile maratona, dopo aver ottenuto dai suoi partner all\u2019interno della zona euro un accordo relativo alla ristrutturazione del debito del suo paese, ricordava loro i principii democratici decidendo, cinque giorni dopo, che il popolo greco avrebbe interinato questo accordo per via di referendum. Un tale cumulo di notizie contraddittorie creava lo sgomento nelle capitali europee. Papandreu dovette fare rapidamente marcia indietro. Il mercato dei capitali dirigeva ormai il mondo e le velleit\u00e0 di coraggio politico ebbero vita breve nel 2011 di fronte al suo realismo crudele.<\/p>\n<p>(tradotto dal francese da Alessio Moretti)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<blockquote>\n<p>Une version italienne par Alessio Moretti d&rsquo;un article pour la revue <em>L&rsquo;ENA hors-les-murs<\/em> : <a href=\"http:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=32750\" target=\"_blank\">2011 : Chronique d&rsquo;un d\u00e9sastre annonc\u00e9<\/a>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Paul Jorion \u201c2011: CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO\u201d (15 gennaio 2012)<\/p>\n<p>(articolo originale pubblicato nella rivista <i>L\u2019ENA hors-les-murs<\/i>, N\u00b0417: 32-33 e nel <a href = \u201chttp:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=32750\u201d>blog di Paul Jorion<\/a>)<\/p>\n<p><i><b>Karim Bitar mi ha [&hellip;]<\/b><\/i><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,204,307,1627,1362,18],"tags":[98,26,518,45,1076,245,711,243],"class_list":["post-34520","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-economie","category-europe","category-finance","category-geopolitique-2","category-indignes","category-monde-financier","tag-barack-obama","tag-capitalisme","tag-georges-papandreou","tag-karl-marx","tag-marche-des-capitaux","tag-tea-party","tag-ultraliberalisme","tag-zone-euro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34520","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34520"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46582,"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34520\/revisions\/46582"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}