{"id":48671,"date":"2013-01-07T17:34:32","date_gmt":"2013-01-07T16:34:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=48671"},"modified":"2013-01-07T17:35:39","modified_gmt":"2013-01-07T16:35:39","slug":"viviamo-un-disastro-annunciato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/2013\/01\/07\/viviamo-un-disastro-annunciato\/","title":{"rendered":"<b>Viviamo un disastro annunciato<\/b>"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>\u201cViviamo un disastro annunciato\u201d<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(<a href=\"http:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=32447\">l\u2019originale in francese<\/a> \u00e8 stato pubblicato il 04\/01\/2012 in <i>Le Progr\u00e8s<\/i><\/p>\n<p>Paul Jorion \u00e8 diventato celebre con la crisi dei subprimes del 2007, che \u00e8 stato une degli unici a prevedere: lavorava allora negli USA nel settore bancario dopo essere stato trader in Francia. Da allora non ha pi\u00f9 smesso di alimentare controversie nel <a href=\"http:\/\/www.pauljorion.com\/blog\" target=\"_blank\">suo blog<\/a> e nei suoi libri. Il 12 gennaio 2012 \u00e8 stato l\u2019ospite a Lione della Villa Gillet, con il saggista Nicolas Bavarez e la storica Sophie Wahnich, a proposito del tema della rivolta. Ecco l\u2019intervista che ci aveva concesso prima di quell\u2019evento.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Il pessimismo domina in questo inizio dell\u2019anno (2012). Lei pu\u00f3 darci una ragione di essere ottimisti?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> Si: i politici sanno ci\u00f3 che si dovrebbe fare \u2026 Il discorso del Signor Sarkozy a Tolone il 25 settembre 2008 \u00e8 stato, a mia conoscenza, l\u2019unica dichiarazione fatta da un politico che non soltanto prendeva atto della gravit\u00e0 della situazione, ma spiegava ugualmente quali misure si dovessero prendere per salvare il sistema esistente. Ma in seguito nulla \u00e8 stato fatto, n\u00e9 in Francia, n\u00e9 altrove, per mettere in atto tali misure.<\/p>\n<p><!--more--><b>FB:<\/b> Lei \u00e8 uno dei rari economisti che hanno visto arrivare con anticipo la crisi dei subprimes\u2026 Cosa vede per il 2012?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> Voglio inanzitutto precisare che, se ho potuto nel 2004-2005 fare un\u2019analisi giusta della situazione \u00e8 perch\u00e9 mi trovavo in una funzione privilegiata per comprenderla: lavoravo nel settore dei subprimes, sulla gestione e la convalidazione dei modelli finanziari. Oggigiorno non sono pi\u00f9 nelle stesse condizioni\u2026 Bisogna anche dire che siamo entrati in un periodo in cui esiste una quantit\u00e0 di fattori, condizionali gli uni rispetto agli altri, tale che \u00e8 molto difficile prevedere cosa potrebbe accadere. Detto questo, direi che \u00e8 abbastanza improbabile che le cose si aggiustino se non si fa nulla. Nel caso della zona euro, dopo lo scoppio della crisi all\u2019inizio del 2010, tutte le decisioni sono state prese troppo tardi per poter essere efficaci. Bisognerebbe rovesciare la tendenza, ma non si vede bene come ci\u00f3 potrebbe essere fatto\u2026 Viviamo un disastro annunciato.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Quali sarebbero le misure da prendere, secondo lei?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> La pi\u00f9 importante sarebbe, invece di prendere delle misure che hanno un impatto negativo sui salari, di aumentare il potere d\u2019acquisto per ricostruire una domanda sul mercato\u2026<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Cio\u00e8, per essere pi\u00f9 espliciti: tutto tranne l\u2019austerity?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> L\u2019austerity \u00e8 la peggior cosa. Si giustifica solo rispetto al patto finanziario europeo, messo in forma sotto il nome di \u201cregola d\u2019oro\u201d, e che \u00e8 fondato su di un errore di logica economica elementare.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Eppure, la maggior parte degli esperti, a cominciare da Nicolas Bavarez con il quale lei avr\u00e0 un dibattito alla Villa Gillet, pensano che abbiamo vissuto troppo a lungo al di sopra dei nostri mezzi, e che ora bisogna pagare il conto\u2026<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> \u00c8 completamente falso. Ci\u00f3 che \u00e8 accaduto a partire dagli anni 70 \u00e8 stato una predazione accellerata da parte degli investitori finanziari e dei dirigenti sulle imprese. I salari hanno, di fatto, stagnato, nel bel mentre si viveva un periodo di esplosione della produttivit\u00e0, in particolare grazie all\u2019introduzione dei computer. Si dovrebbe dunque dire piuttosto: i dirigenti delle grosse imprese e gli azionari hanno vissuto al di sopra dei mezzi dei salariati.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Stessa diagnosi sullo Stato-Provvidenza (il Welfare), che questi esperti vogliono smantellare?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> Guardi che se la Francia, e l\u2019Europa in generale, non hanno incassato il colpo\u00a0 della crisi dei subprimes altrettanto duramente che gli Stati Uniti, ci\u00f3 \u00e8 dovuto allo scudo protettivo che \u00e8 dato dalla protezione sociale. \u00c8 l\u2019ultimo meccanismo di difesa contro il crollo del sistema capitalista, l\u2019ultima cosa che si dovrebbe attaccare\u2026 Ma la crisi \u00e8 stata utilizzata come pretesto per smantellare la protezione sociale, non perch\u00e9 costerebbe troppo caro, ma perch\u00e9 si continua ad applicare quel programma ultraliberale che pure \u00e8 stato completamente contraddetto dai fatti a partire dal 2008.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Nel discorso di Tolone che lei evoca, Nicolas Sarkozy annunciava di voler riformare il capitalismo, di moralizzarlo. Ma lei, dal canto suo, scrive che \u201cIl capitalismo \u00e8 all\u2019agonia\u201d (cf. &lt;i&gt;<i>Le capitalisme \u00e0 l\u2019agonie&lt;\/i&gt;<\/i>, Fayard, Parigi, 2011)&#8230;<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> Si, il capitalismo \u00e8 all\u2019agonia perch\u00e9 non \u00e8 stato fatto nulla.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Era dunque salvabile?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> Si, il capitalismo era salvabile. E la responsabilit\u00e0 per la scomparsa del capitalismo incomber\u00e0 interamente ai politici e ai responsabili delle banche centrali che potevano salvarlo nel 2009, ma non l\u2019hanno fatto.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> E perch\u00e9?\u2026 Perch\u00e9 Nicolas Sarkozy, di cui lei sembra riconoscere la lucidit\u00e0 nel settembre 2008, non avrebbe in seguito agito?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> C\u2019\u00e8 la tentazione molto umana di voler credere che le cose potrebbero ripararsi da sole, il che diminuisce la pressione per imporre delle vere misure. E poi c\u2019\u00e8 stato un rapporto di forze perso tra il Signor Sarkozy ed i suoi partner, per esempio un incontro con il Signor Obama che ha chiuso le porte a tutte le misure che proponeva.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Lei scrive, nel suo libro \u201cLa guerra civile digitale\u201d (&lt;i&gt;<i>La guerre civile num\u00e9rique&lt;\/i&gt;<\/i>, Textuel, Paris, 2011), che siamo in una \u201csituazione pre-rivoluzionaria\u201d. Non \u00e8 un po\u2019 esagerato?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> No. Si pu\u00f3 fare un parallelo con il 1788 [AM: la vigilia della rivoluzione francese]: in quell\u2019epoca tutti hanno analizzato bene la situazione, ma la classe dirigente resta \u201cseduta sulle proprie mani\u201d, come si dice in inglese, spera che le cose si rimetteranno a posto da sole. \u00c8 criminale.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Lei pensa dunque che la gente si rivolter\u00e0?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> Si\u2026 I movimenti di indignati sono delle proteste che restano abbastanza addomesticate. In alcuni paesi la gente reagisce in funzione del proprio grado di sofferenza: manifestano un po\u2019 quando soffrono un po\u2019, e un po\u2019 di pi\u00f9 quando soffrono un po\u2019 di pi\u00f9\u2026 Ma in Francia, non abbiamo questa tradizione. Si incassa fino ad un certo limite, e poi si scoppia.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> E lei pensa che ci siamo?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> Si, siamo arrivati ad un limite. Ci\u00f3 si manifesta in maniera indiretta, nel numero di persone che si dicono pronte a votare per il Front National [AM: il partito francese di estrema destra]. L\u2019altro giorno discutevo con l\u2019autista di un tass\u00ec: mi ha fatto un\u2019analisi della situazione che sembrava di estrema sinistra, e alla fine mi ha spiegato che avrebbe votato per Marine Le Pen [AM: la candidata del Front National per l\u2019elezione presidenziale francese del 2012]\u2026 Ci\u00f3 non aveva alcun senso politicamente, ma era la sua maniera di esprimere la propria indignazione.<\/p>\n<p><b>FB:<\/b> Pu\u00f3 la campagna presidenziale [AM: quella francese del 2012] permettere di avere un miglior dibattito e di andare avanti verso delle soluzioni?<\/p>\n<p><b>PJ:<\/b> I candidati \u201celeggibili\u201d, i Signori Sarkozy e Hollande, resteranno nell\u2019ambito ideologico definito dalla Banca Centrale Europea e dallo FMI, e cio\u00e8 in quello dell\u2019assenza di vere misure, come ci\u00f3 ha ormai luogo dal 2010. La gente manifester\u00e0 il proprio disaccordo tramite voti di protesta, con voti bianchi e nulli, e tramite l\u2019astensione. La gente voter\u00e0 contro dei candidati e non per dei programmi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intervista fatta da Francis Brochet<\/p>\n<p>Tradotto dal francese da Alessio Moretti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>\u201cViviamo un disastro annunciato\u201d<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(<a href=\"http:\/\/www.pauljorion.com\/blog\/?p=32447\">l\u2019originale in francese<\/a> \u00e8 stato pubblicato il 04\/01\/2012 in <i>Le Progr\u00e8s<\/i><\/p>\n<p>Paul Jorion \u00e8 diventato celebre con la crisi dei subprimes del 2007, che \u00e8 stato une degli unici a prevedere: lavorava allora negli USA nel settore bancario dopo essere stato trader in Francia. 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